Gap ’72, quando Basso “scippò” il mondiale a Bitossi

Gli capita ancora spesso di sognare quegli ultimi due chilometri a Gap.
Parte, fa il vuoto e a 1300 metri dall’arrivo ne ha 300 di vantaggio sugli inseguitori: Guimard, Merckx, Zoetmelk, Mortensen, Dancelli e Basso.
“Ce l’ho fatta!” pensa Bitossi nel sogno. “Il mondiale è mio!”.

Invece quel dannato rettilineo finale, in leggera salita, lo condanna.

Bitossi cambia più volte rapporto, le gambe non girano più e ora ha paura.
Da dietro parte l’inseguimento.
Anche i due italiani, invece di rompere i cambi, sono attivissimi.
Bitossi vede il traguardo così vicino e così lontano. La voce di De Zan lo incita: “Forza Franco!”.
100 metri, 50, l’arrivo è lì.
20 metri, 10, 5.
Arriva Basso che lo supera di un nulla. Guimard è terzo, Merckx quarto.

Il sogno è finito e ogni volta Bitossi si sveglia incredulo, il magone è lo stesso di 50 anni fa.

Quello di Gap ’72 fu un mondiale strano, percorso vallonato ma non durissimo. Merckx, che l’anno prima a Mendrisio era arrivato con il solo Gimondi (naturalmente battuto allo sprint) lo disse chiaro e tondo. “Non è un mondiale per me”, dichiarò il “Cannibale”. “Temo i miei connazionali De Vlaemink e Godefroot, oltre a Bitossi“.

La nostra squadra puntava proprio su di lui, “cuore matto” da Carmignano, 171 vittorie in carriera, con tre titoli italiani, due Lombardia, 21 tappe al Giro e 4 al Tour, forte su tutti i terreni tranne a cronometro.
Il nostro ct, Ricci, scelse di fare subito la corsa dura mandando in fuga Boifava.
Dopo metà corsa Merckx iniziò a fare la voce grossa. Il gruppo si ridusse a 10 unità: oltre a lui, De Vlaemink e Godefroot, Guimard, Zoetmelk, Mortensen e 4 italiani: Bitossi, Panizza, Dancelli e Basso.
Quest’ultimo aveva un conto aperto con Merckx: al tour, che il cannibale aveva dominato, l’italiano puntava ad un traguardo a premi. In palio c’era un chilo d’oro. Non male, pensò il vicentino, che stava andando a vincere. Invece l’insaziabile Merckx si prese anche quel traguardo. E Basso giurò a sé stesso: “Ti faccio perdere il mondiale”.
Basso non era solo un ottimo velocista (15 tappe al Giro, 5 al tour e 5 alla Vuelta),
nella sua carriera salì due volte sul podio della Sanremo, e fece terzo sia al Fiandre che alla Roubaix.
Così decise di correre su Merckx.
“Lo avrei seguito anche in bagno” spiegò poi.

Il gruppo perse tre elementi e in sette si ritrovarono ai -3 chilometri.
Il primo a partire fu Guimard (poi ottimo direttore sportivo), veloce, ma sicuramente battuto in uno sprint come quello. Dopo un chilometro venne poi ripreso. E lì ecco la sparata di Bitossi.
Eccolo “cuore matto”, per anni fermato da una forma di tachicardia parossistica sopra ventricolare. Doveva fermarsi e aspettare che la crisi finisse. Lo salvarono il matrimonio e le cure del dottor Fallai.
Bitossi fece il vuoto. Pensò: “Merckx è un amico, non mi verrà a prendere”.

Ci siamo, ecco il rettilineo finale.
Un chilometro in leggera salita, con pendenze al 4%.
Bitossi sembrava imprendibile, ma da dietro si mossero tutti, italiani compresi, con Basso sempre incollato alla ruota di Merckx.
Bitossi cominciò ad arrancare. Cambiava rapporto e si voltava.
“L’arrivo mi sembrava ogni metro più lontano” raccontò poi il toscano.
La muta degli inseguitori si faceva sempre più vicina. Cento metri all’arrivo: Bitossi è sempre primo ma gli altri stanno arrivando.
Cinquanta, trenta, dieci metri dal sogno iridato. Cinque metri. Bitossi viene passato da Basso. Riesce a mantenere il secondo posto per pochi centimetri. Terzo Guimard, quarto Merckx.
Bitossi scoppia in lacrime, Basso va verso il podio della premiazione e pensa: “Qui qualcuno mi ammazza”.
Una settimana dopo, alla “Domenica sportiva”, Basso e Bitossi si ritrovano faccia a faccia. “Proprio tu dovevi farmi questo?”, dice Bitossi che però ha già quasi metabolizzato il dolore. “È stata dura”, disse poi il corridore toscano. “Ma io ho un pregio: mi arrabbio ma poi non porto rancore. Mai”.
Gli è rimasto solo quel terribile incubo che ogni tanto torna a trovarlo. Ormai Bitossi ci ha quasi fatto amicizia.

[vedi articolo LaStampa]

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