Zaaf, l’algerino che al Tour corse nel senso contrario di marcia e che osò sfidare Coppi

Uno dei personaggi più pittoreschi e icone del Tour è Abdel Khader Zaaf.

Nasce  il 28 Gennaio 1917 a Chitouane in Algeria.
Deve la sua notorietà per la sua partecipazione a quattro edizioni del Tour de France (1948-1950-1951 e 1952).
In quell’ epoca l’Algeria non era ancora autonoma, motivo per cui, a tutti gli effetti, Zaaf era di nazionalità francese.

E’ doveroso precisare che non era per nulla un ciclista inadeguato, anzi, si era messo in vista già nel 1948 con una vittoria nella seconda tappa del Circuit du Mont Ventoux – una corsa mica da ridere – e con un secondo posto in una corsa in Svizzera.
In verità, il suo esordio al Tour del 1948, fu tutt’altro che memorabile: fuori tempo massimo alla prima tappa e subito a casa.

Si ripresenterà più preparato e con rinnovate ambizioni nell’edizione del 1950, correndo per una squadra regionale francese, la Norde Afrique con altri suoi corregionali algerini e un paio di marocchini.

Un Tour, quello del 1950, che per l’Italia fu da dimenticare, nonostante un inizio promettente che vide i nostri corridori vincere metà delle prime dieci tappe. Successe che nella frazione con le prime salite pirenaiche Bartali venne insultato ed aggredito dai tifosi francesi. Il toscano vinse ugualmente la tappa, e Fiorenzo Magni indossò la Maglia Gialla, con buone probabilità quindi di vincere il Tour, ma Bartali, infuriato per quanto accaduto, convinse tutta la squadra titolare italiana e quella cadetta ad abbandonare la corsa.

Il Tour proseguì quindi tra le polemiche, ed è qui che la figura del nostro Zaaf iniziò a farsi largo nelle cronache sportive.
Nella 12^ tappa ottenne un buon quinto piazzamento, ma fu nella successiva che mise in atto il suo piano.
13^ tappa, da Perpignan a Nimes, nel sud della Francia lungo il Mediterraneo.
La una giornata è molto afosa, la colonnina di mercurio è prossima ai 40°, troppi per far battaglia. Nel passaggio sulla litoranea i corridori per trovare sollievo alla calura passano sulla riva del mare per rinfrescarsi.
Il gruppo sembra quindi deciso a prendersi una giornata di riposo, soprattutto dopo le polemiche dei giorni precedenti;

Ma ecco che Khader Zaaf decide che è arrivato il suo momento: con un compagno di squadra, Marcel Molines, algerino pure lui, decide di scattare.

Il gruppo lascia fare, il vantaggio della coppia si dilata ben presto, arrivando a toccare addirittura i 20 minuti!

Il pubblico lungo il percorso innaffia i due fuggitivi: sembra fatta.

Ma ecco che a pochi chilometri dal traguardo Zaaf improvvisamente rallenta, prosegue zigzagando, in evidente crisi.

La fatica, il caldo e lo sforzo lo fanno crollare.
Il pubblico lo soccorre, viene adagiato semi incosciente sotto un albero.

Il tempo passa, il gruppo sta recuperando e sopraggiungendo facilmente: Zaaf deve ripartire, e per venendo in qualche modo rimesso in sella dagli spettatori.

Zaaf riprende a pedalare, si rimette in strada, sì… ma in senso contrario alla marcia, incurante dell’arrivo degli altri corridori.

Niente e nessuno riuscirà a fermarlo.
Verrà ripescato dalla macchina fondo corsa e portato in Ospedale.

Sarà il suo compagno di fuga, Marcel Molines, a vincere la tappa, la prima  storica al Tour ad appannaggio di un corridore africano.

Cosa era successo a Zaaf?

Le cronache dell’epoca riportano che procedeva come fosse come ubriaco,

C’è  chi sostenne che qualcuno del pubblico vedendolo dissetato gli avesse  dato una, addirittura due, borracce di buon vino bianco francese, che lui, musulmano, non abituato all’alcol, non avrebbe retto.

Altri dissero che il vino gli fosse stato dato quando già era semi incosciente a terra e che avesse funzionato come colpo di grazia;.
Altri addirittura ipotizzarono la bevuta di alcool puro!

In un’intervista rilasciata anni dopo, lo stesso Zaaf sembra avvalorare la tesi del vino che avrebbe bevuto quando era a terra, anche se in verità, le testimonianza più accreditate, parlano di sale somministrato nel tentativo di rianimare il povero corridore.

La tesi a posteriori più verosimile è che Zaaf abbia esagerato con le anfetamine, sostanza che all’epoca, benché non proibita, veniva assunta da quasi tutti i corridori.  

L’eccitante, con il caldo e la disidratazione, avrebbe causato il malore.
La scena riporta inevitabilmente alla tragedia che quasi vent’anni dopo scuoterà il mondo del ciclismo: la morte di Tom Simpson sul Mont Ventoux.

Passato il fattaccio, l’anno dopo, nel 1951, Zaaf si ripresentò al Tour più agguerrito che mai.

Nel corso dell’ 16^ tappa , apparentemente di transizione sui Midi francesi, sotto un caldo opprimente, Zaaf, in quel penultimo in classifica, memore dell’impresa mancata dell’anno precedente, decide di scattare.

Nonostante la tappa fosse sotto controllo dei big della classifica e la fuga di Zaaf non portava alcuna preoccupazione, ecco che improvvisamente lo svizzero Koblet, in maglia gialla, accende le micce e avvia la caccia: nel gruppo succede il finimondo, i francesi replicano, il povero Zaaf viene prima raggiunto e poi seminato. Il plotone si spezza in innumerevoli gruppetti.

Chi ci lascia le penne è Coppi, che entra in crisi nera, con gambe di piombo e fiato corto: un calvario.

Viene scortato da tutta la squadra.

Lo spingono e lo sorreggono; Coppi è scortato al traguardo di Montpellier fuori tempo massimo: 33 minuti di ritardo!

Viene riammesso in corsa solo per un cavillo del regolamento.

Da quel giorno Zaaf si guadagnerà l’appellativo di “casseur de baraque” letteralmente “demolitore di baracche”, ovvero guastafeste o più semplicemente… rompiscatole!

Passano i giorni, il Tour è saldamente nelle mani di Koblet, e Coppi, anche se irrimediabilmente fuori classifica, si riprende e riacquista le forze.

Si arriva alla tappa finale, da Gap a Briancon, con Vars ed Izoard, scalate tanto care ai colori italiani.

La tappa ha percorso pochi chilometri, quando Zaaf, forse per farsi perdonare da Coppi, si avvicina al campionissimo: “ Su attacchiamo assieme così vediamo chi è il più forte”.

Coppi accetta la sfida, forse tanto per ridere.

I due avanzano testa a testa per qualche decina di metri, uno a sinistra l’altro  a destra poi  Coppi si volta, Zaaf non c’è più, cosi come il gruppo .

Il Campionissimo prosegue, scala in solitudine le vette alpine e vince la tappa.

Koblet domina il Tour, primo con 22 minuti sul francese Geminiani secondo.

E Zaaf? Conclude il Tour 66 esimo e ultimo, la Lanterne Rouge, a 5 ore da Koblet, ma come beniamino del pubblico, ed è quel che conta.

Si ripresenterà una quarta volta, sempre nella Norde  Afrique, nel Tour del 1952, ma finirà fuori tempo massimo all’11 esima tappa.

Il 1952 sarà l’ultimo anno che la squadra africana otterrà l’invito al Tour; Zaaf, come i suoi valorosi compagni, scomparirà dalle scene ciclistiche.

Sarà invitato come ospite d’onore in numerose kermesse, da buon personaggio famoso, ma nulla più.
L’episodio del malore e la sua narrazione da contorno gli permetterà di ritornare in auge come testimonial  di un noto prodotto, facile indovinare se alcolico o meno.

Lascerà questo mondo 22 settembre 1966 ad Algeri, da indimenticato eroe del Tour.